top of page
20201021_091817.jpg

L'organo

«strumento di altissimo valore storico e di notevolissimo pregio artistico»

dott. Fabio Metz

L'organo venne costruito da Pietro Nacchini (1694 – 1769), uno dei più grandi organari del XVIII secolo, per il Duomo di San Daniele del Friuli, dove fu collocato nel 1756.

Nel 1928, fu acquistato, con le offerte dei parrocchiani, dalla Sezione Combattenti di Nogaredo di Corno e, dopo il restauro effettuato dalla Ditta Beniamino Zanin di Camino al Tagliamento, fu collocato nel 1929, privo della cassa armonica originaria, come Monumento ai Caduti, diverso dagli altri, sopra la porta d’ingresso della chiesa. Nello stesso periodo, fu costruito, da falegnami locali,  il “sito dell’orchestra” che, al centro, reca l’iscrizione di dedica ai soldati caduti durante la Prima guerra mondiale.

Frazione-di-Nogaredo-di-Corno.jpg

Don Egidio Pellizzoni, Parroco dal 1929 al 1960 e valente musicista, si preoccupò di utilizzare al meglio il prezioso strumento: fece in modo che una giovane di Nogaredo, Elda Sclabi (1909 – 1993), imparasse a suonarlo, la quale, per oltre 50 anni, fu l’organista della Parrocchia.

Dopo la morte di don Pellizzoni, l’organo, rimasto quasi abbandonato, subì i danni del tempo e del degrado del sacro edificio, soprattutto in seguito al terremoto del 1976, fino al 1987 quando don Niceo Vorano, nogaredese e Parroco dal 1984 al 1992, incaricò la Ditta Gustavo Zanin di Codroipo di effettuarne il restauro e di aggiungere una nuova cassa armonica. In tal modo, lo strumento fu riportato al primitivo splendore.

Nel 2006, sono stati festeggiati, in modo solenne, i 250 anni dell'organo, con un concerto strumentale e vocale.

Nel 2008 il Maestro cileno Mauricio Pergelier, eseguì un concerto per organo all'interno della Chiesa e disse che lo strumento non solo suona, come tutti gli altri, ma “canta”. Di seguito alcuni dei brani suonati dal Maestro.

Preludio e versettiBartolomeo Cordans
00:00 / 04:35
La SerpentinaVincenzo Pellegrini
00:00 / 03:19
La ritirata dell'ImperatoreDomenico Zipoli
00:00 / 05:41

Pietro Nacchini

«il più celebre fabbricatore d'organi» della Serenissima

Pietro Nakic’ – italianizzato poi in Pietro Nacchini – nato il 21 febbraio 1694 nel villaggio di Bulic’ in Dalmazia, si trasferì a Venezia per completare gli studi religiosi nel convento di S. Francesco della Vigna.

Nel 1729, dopo la morte del padre che lo aveva costretto ad indossare il saio francescano, uscì dall’ordine religioso, rimanendo, tuttavia, aggregato al clero secolare della Diocesi di Sebenico.Intraprese l’attività di organaro frequentando per qualche tempo l’officina di Giovanni Battista Piaggia e, dopo aver lavorato in società con altri due sacerdoti (don Giovanni Pierantoni e don Bortolo Peretti), continuò da solo e con successo l’attività di organaro, tanto da essere considerato dai contemporanei “il più celebre fabbricatore d’organi” della Serenissima.

Se la prima testimonianza della sua opera risale al 1722, nel restauro dell’organo di Lugo di Romagna, solo a partire dal 1729 l’autore si impone per la cura esecutiva e la bellezza sonora dei suoi strumenti: in poco più di un trentennio di frenetica attività, costruisce oltre 330 organi per chiese in Veneto, Romagna, Marche, Friuli, Istria e Dalmazia.

Nella sua bottega apprendono e continuano l’arte Francesco Dacci, Gaetano Callido, Nicolò Moscatelli, lo sloveno Francesco Krizman ed altri che diffonderanno ovunque i nuovi canoni costruttivi e gli ideali estetici del maestro.

Nel 1751, senza abbandonare completamente l’attività, affidò la direzione del proprio laboratorio a Francesco Dacci, da lui definito “il principal mio allievo”, ritirandosi, dopo il 1765, in una casa di campagna.

Il recente ritrovamento di una lettera autografa del Nacchini, indirizzata al Convento di Makarska (Dalmazia), sposta dal 1766 a dopo il febbraio 1769 la data della sua morte, avvenuta in località non ancora identificata.

Costruì organi anche in Friuli: tra questi, ricordiamo quello del Duomo di Pordenone (1749) e di Udine (“cornu epistolae”, 1754), delle chiese di Lusevera (1743, forse collocato originariamente a Farra d’Isonzo), Fogliano, Muzzana (1750), Madrisio di Fagagna (1752, proveniente da Tricesimo) e quelli a lui attribuiti di Pozzo di Codroipo, Arta Terme, dei santuari di Bertiolo e Cordovado e altri.

In Friuli, a Corno di Rosazzo, il Nacchini possedeva addirittura una casa dove, nel febbraio del 1750, in occasione dell’installazione di un suo strumento nella chiesa di S. Maria Maddalena di Udine (in seguito trasferito a Muzzana), accompagnò la sorella per farle “cambiar aria”.

bottom of page