top of page
WIN_20201106_10_39_29_Pro.jpg

Una chiesa
una comunità
un territorio

«E surse ella ad aggregare ignoti e sparsi gruppi umani lungo un tratto del corso d'acqua, scuro e silente, chiamato dalla forma del suo alveo Corno»

Nogaredo di Corno, dal latino nucarium, albero del noce, si sviluppa lungo la sponda sinistra del torrente Corno, detto in friulano Cuàr, affluente del Tagliamento, in un paesaggio rurale dominato dalla pianura. Numerosi ritrovamenti archeologici attestano la presenza umana sin dal periodo celtico-romano (VI sec. a.C. – VI sec. d.C.). La cristianizzazione dell’area, abitata da comunità stabilitesi nel corso del VII-VIII secolo con la fine dell’età barbarica, dedite all’agricoltura, all’allevamento e alla caccia, fu opera della Chiesa di Aquileia, attraverso la pieve di Santa Maria Maggiore a Dignano e successivamente sotto l’Abbazia di Moggio. Attorno alla cappella dedicata a San Giorgio Martire si sviluppò un primo nucleo religioso che diede poi vita al paese di Nogaredo di Corno, registrato per la prima volta in un documento nell’anno 1270: Nogareyt, in pertitnentibus de Villa de Quarn. La cappella si trasformò in chiesa di San Giorgio attorno al 1300, diventando parrocchiale nel 1468. Durante i suoi 700 anni di storia la chiesa ha subito notevoli modifiche. Un significativo intervento, su progetto di Lorenzo Missio, avvenne durante i primi anni del XVI secolo, con la consacrazione solenne attestata da un documento pergamenaceo al 24 aprile 1525. Nel Seicento fu allungata l’aula, nel Settecento don Angelo Tonello ne curò l’arricchimento liturgico e funzionale, mentre nel XX secolo don Pellizzoni guidò importanti lavori come l’ampliamento della navata sinistra, la nuova pavimentazione del coro, un nuovo altare e la dedicazione dell’organo. Il terremoto del 1976 rese necessario un radicale consolidamento, conclusosi con il restauro del 1989. L’edificio ha una pianta a croce latina con un’aula rettangolare direzionata Est-Ovest affiancata da due seminavate laterali che ospitano quattro altari e da un coro rettangolare con abside. L’altare maggiore del 1700 è dedicato al patrono titolare della parrocchia ed è affiancato da due statue lignee di San Giuseppe e Sant’Antonio da Padova mentre le cappelle laterali sono dedicate a San Ermacora, alla Madonna della Salute, alla Madonna del Rosario e al Sacro Cuore. Nella navata di sinistra è conservata la pala di San Giorgio Martire realizzata verso il 1557 dal pittore udinese Giacomo Secante. Nell’altare di San Ermacora si trova invece la copia della pala dedicata al Santo e alla Trinità realizzata nei primi anni dell’Ottocento dal pittore Giovanni Domenico Molinari. Nella navata destra sono presenti tre piccole pale risalenti al 1700 e recuperate dalla Chiesa di Santa Margherita, posta al centro di un antichissimo accampamento rurale sulla sponda opposta del torrente Corno, e completamente distrutta alla fine dell’Ottocento. Altri arredi sacri vanno ad arricchire lo splendore della chiesa, come croci, reliquiari, calici, carteglorie, acquasantiere, ostensori e statue, tutti risalenti dal 1700 in poi. L’archivio parrocchiale inoltre raccoglie secoli di documenti antichi, di registri, di annotazioni dei parroci che testimoniano il forte legame della comunità con la propria chiesa e il proprio territorio.

bottom of page